Pressione per l'implementazione e dinamiche mutevoli

Il private equity continua a svolgere un ruolo fondamentale nel plasmare l'attività M&A, sia sul lato dell'acquisto sia della vendita. Nel prossimo anno ci aspettiamo che questa influenza cresca, trainata da una combinazione di pressione legata al capitale non ancora investito, dalle realtà della gestione del portafoglio e dai cicli di raccolta fondi.

Molte società di private equity sono sotto pressione per investire il capitale mentre lavorano per future raccolte di fondi. Altre detengono portafogli diventati troppo grandi, con partner di investimento sparsi su troppi seggi del consiglio. Questi fattori stanno spingendo le aziende a cambiare mentalità, passando dal voler vendere se è il momento giusto a dover vendere prima del lancio del prossimo fondo. Il risultato è una posizione più attiva sia sulle acquisizioni sia sulle uscite, con le aspettative degli LP che guidano silenziosamente il ritmo del mercato.

Nel corso dell'anno fiscale 24/25 abbiamo completato 132 transazioni di private equity

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Strategie di capitale e tendenze di strutturazione delle operazioni

L'accesso al capitale non è un vincolo per la maggior parte dei fondi. Chi dispone di capitale è attivo e anche chi non sta attualmente raccogliendo fondi può spesso fare affidamento su LP di supporto o modelli di co-investimento strutturati per rimanere in gioco.

Una tendenza degna di nota è che gli acquirenti di private equity stanno ricorrendo sempre meno alla leva finanziaria nelle loro piattaforme di investimento al momento dell'ingresso. Evitando un debito eccessivo nelle fasi iniziali, le società mantengono la flessibilità necessaria per raccogliere capitali aggiuntivi in seguito, sia per finanziare le acquisizioni sia per sostenere l'espansione internazionale quando le condizioni di mercato miglioreranno. Di conseguenza, abbiamo assistito a un forte aumento dell'attività di consulenza sul debito, con un flusso di operazioni in questo settore raddoppiato rispetto all'anno precedente.

Anche i veicoli di continuazione vengono utilizzati più di frequente, soprattutto per le attività ad alto rendimento detenute più a lungo del previsto. Ciò consente alle società di liberare liquidità per gli investitori esistenti, introducendone di nuovi per sostenere la fase successiva di crescita. Allo stesso modo, i buyout secondari guidati da GP consentono ai fondi di collaborare tra loro, iniettando nuovo capitale in asset che hanno ancora un significativo potenziale di rialzo.

È degna di nota anche la continua popolarità delle strategie di buy-and-build. Le società utilizzano questo approccio per ridurre i multipli di entrata misti acquisendo asset più piccoli e di valore inferiore che vanno a integrare il core business.

Più cautela, ma più concentrazione

Nonostante questa pressione, l'esecuzione delle operazioni rimane cauta. I comitati di investimento sono più esigenti, i doveri di diligenza sono più pregnanti e i processi richiedono più tempo. Gli acquirenti stanno facendo di tutto per garantire che le aziende siano abbastanza solide da resistere all'incertezza, sia essa politica, economica o specifica del settore. Il panorama si mostra ancora incerto, quindi, nonostante la pressione, gli investimenti avvengono ancora con una certa cautela.

L'aumento dell'incertezza economica dovuta ai dazi statunitensi sta ulteriormente complicando il mondo del private equity. Si prevede che questi dazi influenzeranno le decisioni di deal-making, in particolare nei settori con un'elevata esposizione al commercio internazionale. Di conseguenza, prevediamo che le società di private equity adottino un approccio più attento nella tempistica delle uscite e che considerino i possibili effetti dei dazi nei processi di due diligence. I settori industriale, chimico e dei consumatori probabilmente subiranno l'impatto di questi cambiamenti, con un aumento dei costi e interruzioni nelle catene di approvvigionamento. Nel frattempo, settori come i servizi alle imprese, i servizi finanziari e la tecnologia dovrebbero continuare a operare in modo relativamente normale, essendo meno dipendenti dai flussi commerciali internazionali.

Le società di private equity stanno inoltre adottando una prospettiva più selettiva e strategica, concentrandosi su resilienza, scalabilità e margine di crescita. Le trattative sono ancora in corso, ma si svolgono con maggiore rigore.

Strategie di capitale e tendenze di strutturazione delle operazioni

L'accesso al capitale non è un vincolo per la maggior parte dei fondi. Chi dispone di capitale è attivo e anche chi non sta attualmente raccogliendo fondi può spesso fare affidamento su LP di supporto o modelli di co-investimento strutturati per rimanere in gioco.

Una tendenza degna di nota è che gli acquirenti di private equity stanno ricorrendo sempre meno alla leva finanziaria nelle loro piattaforme di investimento al momento dell'ingresso. Evitando un debito eccessivo nelle fasi iniziali, le società mantengono la flessibilità necessaria per raccogliere capitali aggiuntivi in seguito, sia per finanziare le acquisizioni sia per sostenere l'espansione internazionale quando le condizioni di mercato miglioreranno. Di conseguenza, abbiamo assistito a un forte aumento dell'attività di consulenza sul debito, con un flusso di operazioni in questo settore raddoppiato rispetto all'anno precedente.

Anche i veicoli di continuazione vengono utilizzati più di frequente, soprattutto per le attività ad alto rendimento detenute più a lungo del previsto. Ciò consente alle società di liberare liquidità per gli investitori esistenti, introducendone di nuovi per sostenere la fase successiva di crescita. Allo stesso modo, i buyout secondari guidati da GP consentono ai fondi di collaborare tra loro, iniettando nuovo capitale in asset che hanno ancora un significativo potenziale di rialzo.

È degna di nota anche la continua popolarità delle strategie di buy-and-build. Le società utilizzano questo approccio per ridurre i multipli di entrata misti acquisendo asset più piccoli e di valore inferiore che vanno a integrare il core business.

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"Utilizzare meno leva finanziaria all'inizio e rifinanziare in seguito sta diventando la nuova normalità, permettendo alle società di private equity di mantenere la flessibilità per sostenere la crescita futura."

Marcus Archer, Managing Partner di Clearwater

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Acquirenti sostenuti da private equity vs acquirenti tradizionali

Quando si tratta di fusioni e acquisizioni, i confini tra le società in portafoglio sostenute da private equity e gli acquirenti strategici continuano a sovrapporsi. Molte società in portafoglio si comportano come acquirenti commerciali, cercando acquisizioni per ottenere accesso ai clienti, espansione geografica, competenze del team o proprietà intellettuale, ma con la maggiore rapidità e professionalità tipiche di un acquirente finanziario.

Le società sostenute da private equity spesso si muovono più rapidamente nei processi, con meno livelli di governance interna. In genere prestano anche maggiore attenzione alle persone e agli incentivi: non si limitano a mantenere il management, ma strutturano attivamente operazioni che allineano i team di management attraverso earn-out e partecipazioni azionarie.

Queste differenze possono sembrare sottili, ma possono rivelarsi decisive, soprattutto nelle società guidate dai fondatori, dove l'adattamento culturale e il futuro vantaggio per il team contano tanto quanto la valutazione.

Targeting settoriale e convinzione strategica

Un numero crescente di società di private equity sta individuando in anticipo i mercati strategici chiave e creando una solida convinzione d'investimento ben prima dell'avvio di un processo di vendita. Piuttosto che reagire alle opportunità, queste società stanno gettando le basi in anticipo, commissionando valutazioni di mercato dall'esterno, sviluppando reti di esperti del settore e coinvolgendo i loro comitati di investimento con mesi di anticipo.

Questa nuova generazione di "investitori guidati dalla convinzione" è focalizzata, preparata e allineata. Quando un asset rilevante arriva sul mercato, in particolare nei settori della tecnologia, dei servizi tecnologici o in altri settori resilienti e orientati al futuro, questi investitori agiscono in modo deciso.

Questo approccio rappresenta un cambiamento significativo rispetto al modello tradizionale di distribuzione IM e offerte competitive. Sempre più spesso, il processo inizia molto prima che il teaser arrivi e i migliori risultati derivano da una profonda pianificazione pre-processo e una creazione anticipata delle relazioni.

Acquirenti sostenuti da private equity vs acquirenti tradizionali

Quando si tratta di fusioni e acquisizioni, i confini tra le società in portafoglio sostenute da private equity e gli acquirenti strategici continuano a sovrapporsi. Molte società in portafoglio si comportano come acquirenti commerciali, cercando acquisizioni per ottenere accesso ai clienti, espansione geografica, competenze del team o proprietà intellettuale, ma con la maggiore rapidità e professionalità tipiche di un acquirente finanziario.

Le società sostenute da private equity spesso si muovono più rapidamente nei processi, con meno livelli di governance interna. In genere prestano anche maggiore attenzione alle persone e agli incentivi: non si limitano a mantenere il management, ma strutturano attivamente operazioni che allineano i team di management attraverso earn-out e partecipazioni azionarie.

Queste differenze possono sembrare sottili, ma possono rivelarsi decisive, soprattutto nelle società guidate dai fondatori, dove l'adattamento culturale e il futuro vantaggio per il team contano tanto quanto la valutazione.

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